Il potere delle parole: il "Decameron" tra filologia e censura
4.1 Ambientazione e personaggi
Firenze, 1348. La peste nera dilaga in tutta Europa e nelle città il pericolo di contagio è molto alto. Sette donne fiorentine si ritrovano in una chiesa e decidono di fuggire in campagna insieme ad altri tre uomini per tenersi a distanza dal morbo.
Boccaccio
È l’autore del Decameron. Nel Proemio racconta perché scrive: vuole aiutare chi soffre per amore, offrendo conforto e buon umore. Le sue cento novelle sono rivolte soprattutto alle donne, che all’epoca avevano meno occasioni di svago, così che possano trovare nelle storie sia divertimento sia qualche insegnamento sulla vita.
Pampinea
È la donna più matura della brigata: saggia, calma e autorevole. È lei che prende l’iniziativa e convince le altre giovani a lasciare Firenze e rifugiarsi in campagna, lontano dalla peste. Propone anche un modo piacevole e ordinato per trascorrere le giornate: ogni pomeriggio ognuno racconterà una novella sul tema scelto dal re o dalla regina del giorno.
Rappresenta la ragione, l’ordine e la convivenza civile.
Dioneo
È l’uomo più irriverente del gruppo, sempre pronto alla battuta e all’ironia. Le sue sono spesso le novelle più maliziose, quelle che fanno arrossire e ridere la brigata. Racconta sempre per ultimo e gode di un privilegio unico: può ignorare il tema imposto e scegliere la storia che preferisce.
Rappresenta la libertà, la sregolatezza e lo spirito carnevalesco, che ribalta le regole con intelligenza e allegria.
Ciappelletto
È il protagonista della prima novella del Decameron. Uomo falsissimo e senza scrupoli, vive truffando chiunque gli capiti a tiro ed è pronto a tutto pur di ottenere ciò che vuole: è davvero un maestro della menzogna. La sua vicenda mostra alla brigata il potere della parola, capace perfino di far apparire santo uno dei peggiori uomini mai esistiti.



