Il primo Carducci: le "Rime" di San Miniato (Ristori, 1857)

2.12 Una lettura guidata: l’ode Per la processione del Corpus-Domini

1. Composizione e tradizione testuale

Il fascicolo ACC, Manoscritti, Poesie, 1.138 conserva due testimoni del canto Per la processione del Corpus-Domini: una redazione in pulito della lauda (cc. 1-2, ma priva dei vv. 1-11) e l’opuscolo della princeps pubblicato nel 1857 dalla Tipografia vescovile di San Miniato. In ACC, Manoscritti, Poesie, 1.79.04v è la bozza di stampa di R57 dei soli vv. 40-50, senza correzioni.

Il componimento fu scritto a San Miniato tra il 27 maggio e il 10 giugno 1857 (cfr. ACC, Manoscritti, Poesie, 1.138.02v) e, dopo l’uscita in opuscolo, fu pubblicato in R57, dove compare come undicesimo canto della raccolta. Le tre versioni (quella manoscritta e le due a stampa) risultano pienamente sovrapponibili, tranne per l’epigrafe (assente nel ms. e nella princeps) e per la dedica (assente nel ms., nella princeps è a Cesare Matteoli, mentre in R57 è a Giulio Cavaciocchi).

La ballata fu quindi ripubblicata nell’edizione di Juvenilia del 1891 (IV 64) con il titolo Lauda spirituale e alcune varianti grafico-interpuntive, sintattiche e lessicali. Non sono più presenti la dedica e l’epigrafe tratta da Giovanni Della Casa (son. XXXIV 7-8: «E con lo stil che ai buon tempi fioria / Poco da terra mi sollevo ed ergo»).

2. Collocazione nella raccolta

È una delle tre ballate di ispirazione due-trecentesca presente nella raccolta (assieme alla Bellezza ideale e all’Ultimo inganno); ed è uno dei due testi (l’altro è Alla Beata Diana Giuntini) con cui Carducci cerca di costruire una poesia religiosa non manzoniana.

Si segnala che il componimento presenta la dedica a Giulio Cavaciocchi, studioso vicino a Niccolò Tommaseo e rigoroso critico delle incongruenze presenti negli scritti di Fanfani contro Carducci. A lui verosimilmente è indirizza anche l’ode A Giulio Partenio (cfr. R57 [2009], p. 152), il quarto canto delle Rime di San Miniato.

3. Motivi e nuclei tematici

1 Togliete, umana gente, Aprite, o uomini, le porte, spalancate: io vedo venire verso voi Cristo (un potente), che porta con sé la gloria e ha sconfitto la morte. Davanti a lui non si leva alcun suono di paura, né il pianto della folla addolorata: anzi, la natura, vestita come una sposa novella, lo celebra. O fanciulle, spargete a piene mani rose e mirto lungo la strada che percorre, insieme con gelsomini bianchi.
2 Togliete via le porte:
3 Io veggo a voi venirsene un potente
4 Che mena gloria ed ha vinto la morte.
5 Non surge innanzi a lui suon di paura
6 E non pianto di turba dolorosa:
7 Sì fagli festa tutta la natura,
8 Adorna in vista di novella sposa.
9 Date, o fanciulle, a piena man la rosa
10 E 'l mirto in suo cammino
11 Con la bianchezza de 'l fior gelsomino.
12 Ecco, o genti, il re forte incoronato Ecco, o popoli, in mezzo a voi il re potente, incoronato con i segni della vittoria. La morte e il peccato fuggono dal suo volto. O cieli, aiutatemi a parlare di lui. Egli, tradito dai suoi stessi figli, negli ultimi istanti di vita, ha donato loro la vita [eterna] con alte grida [quelle da lui lanciate sulla croce].
13 Con segno di vittoria in mezzo a vui.
14 Fugge da 'l volto suo morte e peccato.
15 Aiutatemi, o cieli, a dir di lui.
16 Questi, venuto a man de' figli sui,
17 Ne l'ultima partita
18 Ad alte grida sposò lor la vita.
19 Ei ne si fece ne 'l dolor consorte Egli condivise la loro sorte di dolore per poi liberarli dai loro pesi gravosi e dalle loro colpe: intorno a lui stava oscura l’ombra della morte, e il Padre non ha distolto il volto al suo richiamo. Oh, spargete ora la palma e l’alloro con animo pronto e a piene mani sopra il cammino del nostro pellicano.
20 Per poi cessarne i gravi pesi e l'onte:
21 Stiè nera intorno a lui l'ombra di morte,
22 Né volse il padre a 'l chiamar suo la fronte.
23 Oh, date qui palma ed allor con pronte
24 Voglie ed a piena mano
25 Sovra il sentier de 'l nostro pellicano.
26 Egli è l'Isacco de 'l buon tempo antico, Egli è come Isacco dei bei tempi antichi, che offre docilmente il suo nobile collo alla spada e guarda con volto sereno chi sta per colpirlo [il padre Abramo], abbandonandosi a lui con semplicità e umiltà: non lo trattengono né la pietà per la sua giovane età, né l’amarezza della morte imminente, né gli abbracci della madre Sara.
27 Che dona a 'l ferro il bel collo gentile
28 E guarda il percussor con volto amico
29 E gli si atterra semplice ed umile:
30 Né il tien pietà de 'l suo fior giovenile
31 Né de la fine amara
32 Né de gli amplessi de la madre Sara.
33 Ed or la morte sua testimoniando E ora, con la testimonianza della sua morte, porta qui [in processione] con sé la sua doppia natura, umana e divina [l’ostia consacrata], illuminando ogni cosa intorno di gloria, così come il sole dissipa la nebbia. O fanciulle, offrite con umile devozione il meglio delle vostre terre a questo re, che pure avanza in mezzo ai servi.
34 Qui seco trae la diva umanitade,
35 Tutto di gloria intorno illuminando
36 Sì come sole ch'ogni nebbia rade.
37 Fanciulle, il fior de le natie contrade
38 Date con umil fede
39 A questo re, che pur tra ' servi incede.
40 A lui ne' regni de la sua vittoria Nel regno dei cieli [il Paradiso] cui ritorna dopo la sua vittoria sulla morte si innalza per lui una reggia mirabile per splendore: schiere potenti lo circondano di gloria e un grande amore angelico lo avvolge. Voli il mio canto lontano dal luogo dove il dolore fa sospirare e dove regnano morte e sofferenza, voli il mio canto verso di lui, che ci fa degni di tanta grazia; e gli presenti il dolore del suo popolo, che, allontanato dal bene, anela al bene, come una cerva assetata verso l’acqua corrente, come un uccello che desidera l’aria natale. Egli, dalla sfera più alta in cui è più vicino a Dio [l’Empireo], porga, deh, il suo raggio santo a chi più è affannato e si smarrisce nel camino. Volgete, o uomini, verso l’alto le vostre preghiere, e innalzate i cuori puri verso questo re potente, che accoglie chiunque si rivolga a lui con fede.
41 Reggia s'estolle d'artificio mira:
42 Suoi mille forti il cingono di gloria,
43 E molto amore angelico lo gira.
44 Voli de 'l loco, ove il dolor sospira
45 E vive morte e regna,
46 Voli il mio canto a lui, che sì ne degna;
47 E gli appresenti il duol de la sua gente
48 Che, da 'l ben dilungata, a 'l ben disia,
49 Come cerva per sete a rio corrente,
50 Come augel preso a l'aere natia.
51 Ei da la spera che più in lui s'india,
52 Deh, porga il santo raggio
53 A chi più affanna ed erra in suo viaggio.
54 Levate, umana gente,
55 Levate su le voglie
56 E i petti casti a questo re possente,
57 Che quale a lui si volga in fede accoglie.

 

Il testo fu verosimilmente composto per la processione a San Miniato del Corpus-Domini dell’11 giugno 1857, durante la quale l’ostia consacrata venne esposta alla venerazione dei fedeli.

Il nucleo tematico centrale è costituito dalla figura di Cristo come re vittorioso sulla morte, accolto trionfalmente dalla comunità dei credenti (vv. 3-4). La resurrezione è presentata come evento fondativo, capace di allontanare dal suo volto morte e peccato (v. 15) e di aprire agli uomini la prospettiva della vita eterna.

Accanto a questo motivo si sviluppa il tema dell’amore sacrificale di Cristo: l’allusione al dono di sé (vv. 18-20) richiama esplicitamente il sacrificio eucaristico e il mistero della transustanziazione, fondamento teologico della festa del Corpus-Domini.

Un ulteriore nucleo tematico è rappresentato dalla partecipazione corale dell’umanità: fanciulle, genti e natura sono invitate a rendere onore al Cristo processionalmente presente (cfr. v. 9; vv. 45-46). La dimensione collettiva del rito si intreccia così con la richiesta di salvezza e di consolazione rivolta al Redentore (vv. 55-56).

Nel complesso, la lauda intreccia celebrazione liturgica, rievocazione evangelica e meditazione sulla redenzione, offrendo una rappresentazione di Cristo gloriosa e compassionevole come re trionfante e salvatore degli uomini.

4. Struttura metrica e organizzazione formale

Ballata maggiore (ma cfr. R57 [2009], p. 228) di 57 vv., con ripresa zyZY, 7 stanze AB AB BcC e replicazione zxZX.

5. Modelli, lingua e stile

Il testo si configura come una lauda spirituale, che recupera alcuni tratti tipici della tradizione laudistica medievale come il coinvolgimento diretto dei fedeli attraverso apostrofi collettive e inviti rituali (è il caso dell’esortazione a ornare il percorso con fiori).

La sintassi è prevalentemente paratattica. La lingua, volutamente arcaizzante, si serve di forme e immagini di ascendenza biblica e liturgica, rielaborate in una prospettiva classicamente controllata. Rilevante il richiamo al versetto 7 del Salmo XXIII (Sollevate, o porte, i vostri frontali), che fornisce una chiave esegetica fondamentale per l’interpretazione dell’ingresso frontale di Cristo, figura di re vittorioso sulla morte, al centro dell’intera lauda.

Il testo riecheggia senz’altro l’inno sacro di Manzoni La Resurrezione (già pronto nel 1812) nella comune celebrazione di Cristo vincitore sulla morte e nella dimensione corale dell’annuncio; se ne distanzia tuttavia sul piano formale, rinunciando alla narrazione evangelica diretta e di conseguenza alla sua funzione pedagogico-morale per privilegiare una rappresentazione simbolica e solennemente classicizzante della processione del Corpus-Domini, in cui Cristo appare già come re trionfante al centro di una processione rituale. Differente anche il tono: in Manzoni gli ottonari a coppie ababccx e le frequenti apocopi in fine di verso producono uno stile vicino a quello dei libretti d’opera; mentre con Carducci siamo innanzi a una lauda che, in forma statica, non racconta la resurrezione in sé, ma il suo essere nel tempo come rito, come simbolo più che come evento. In altre parole, se Manzoni, muovendo da una piena adesione all’ottica religiosa, ricrea l’evento della Resurrezione, con tutte le implicazioni teologiche del caso, Carducci vi allude in filigrana, trasfigurandola nel suo segno rituale per eccellenza, il Corpus-Domini, e rappresentandone non l’accadere, ma la permanenza nel tempo come rito.

6. Redazioni a confronto

La ballata viene ripubblicata nell’edizione di Juvenilia del 1891 (IV 64) con il titolo Lauda spirituale, priva di epigrafe dellacasiana e di dedica.

R57 O91 (in Juvenilia IV 64)
Per la processione del Corpus-Domini
Lauda spirituale

E con lo stil che ai buon tempi fioria
Poco da terra mi sollevo ed ergo.
Della Casa: son. XXXIV. v. 7.


A Guido Cavaciocchi

Togliete, umana gente,
Togliete via le porte:
Io veggo a voi venirsene un potente
Che mena gloria ed ha vinto la morte.
Non surge innanzi a lui suon di paura
E non pianto di turba dolorosa:
Sì fagli festa tutta la natura,
Adorna in vista di novella sposa.
Date, o fanciulle, a piena man la rosa
E 'l mirto in suo cammino
Con la bianchezza de 'l fior gelsomino.
Ecco, o genti, il re forte incoronato
Con segno di vittoria in mezzo a vui.
Fugge da 'l volto suo morte e peccato.
Aiutatemi, o cieli, a dir di lui.
Questi, venuto a man de' figli sui,
Ne l'ultima partita
Ad alte grida sposò lor la vita.
Ei ne si fece ne 'l dolor consorte
Per poi cessarne i gravi pesi e l'onte:
Stiè nera intorno a lui l'ombra di morte,
Né volse il padre a 'l chiamar suo la fronte.
Oh, date qui palma ed allor con pronte
Voglie ed a piena mano
Sovra il sentier de 'l nostro pellicano.
Egli è l'Isacco de 'l buon tempo antico,
Che dona a 'l ferro il bel collo gentile
E guarda il percussor con volto amico
E gli si atterra semplice ed umile:
Né il tien pietà de 'l suo fior giovenile
Né de la fine amara
Né de gli amplessi de la madre Sara.
Ed or la morte sua testimoniando
Qui seco trae la diva umanitade,
Tutto di gloria intorno illuminando
Sì come sole ch'ogni nebbia rade.
Fanciulle, il fior de le natie contrade
Date con umil fede
A questo re, che pur tra ' servi incede.
A lui ne' regni de la sua vittoria
Reggia s'estolle d'artificio mira:
Suoi mille forti il cingono di gloria,
E molto amore angelico lo gira.
Voli de 'l loco, ove il dolor sospira
E vive morte e regna,
Voli il mio canto a lui, che sì ne degna;
E gli appresenti il duol de la sua gente
Che, da 'l ben dilungata, a 'l ben disia,
Come cerva per sete a rio corrente,
Come augel preso a l'aere natia.
Ei da la spera che più in lui s'india,
Deh, porga il santo raggio
A chi più affanna ed erra in suo viaggio.
Levate, umana gente,
Levate su le voglie
E i petti casti a questo re possente,
Che quale a lui si volga in fede accoglie.
Lauda spirituale








Togliete, umana gente,
Togliete via le porte:
Io veggo a voi venirsene un potente
Che mena gloria ed ha vinto la morte.
Non sorge innanzi a lui suon di paura,
Non compianto di turba dolorosa:
Sì fagli festa tutta la natura
Adorna in vista di novella sposa.
Date il lauro immortal, date la rosa,
Fanciulle, in suo cammino,
Con la bianchezza del fior gelsomino.
Ecco, ei viene il re forte incoronato
Con segno di vittoria in mezzo a nui:
Fuggon dal volto suo morte e peccato,
Movon pace e salute ad un con lui.
Viene il signor che de’ ribelli sui
In sé portò la pena,
E ne ricomperò con la sua vena.
Ei ne si fece nel dolor consorte,
E tolse i nostri pesi e tolse l’onte:
Stiè nera intorno a lui l’ombra di morte,
Né volse il padre al chiamar suo la fronte;
Quel dì che rimirando al sacro monte
Uscîr de’ sepolcreti
I santi d’Israele ed i profeti.
Egli è l’Isacco del buon tempo antico
Che porge al ferro il bel collo gentile,
E guarda il percussor con volto amico,
E gli si atterra semplice ed umìle:
Né il tien pietà del suo fior giovenile
Né de la fine amara
Né de gli amplessi de la madre Sara.
Ed or la morte sua testimoniando
Qui seco trae la diva umanitade,
Tutto di gioia intorno irradïando
Sì come sole ch’ogni nebbia rade;
E gli alberghi del pianto e le contrade
Ove mortale è il lume
Ei conforta del suo presente nume.
A lui ne’ regni de la sua vittoria
Reggia s’estolle d’artificio mira:
Cingelo come nube la sua gloria,
E molto amore angelico lo gira.
Voli dal loco ove il dolor sospira
E vive morte e regna,
Voli il mio canto a lui che sì ne degna:
E gli appresenti il duol de la sua gente
Che dal ben dilungata al ben desìa,
Come cerva per sete a rio corrente,
Come augel preso a l’aëre natia.
Ei da la spera che più in lui s’indìa
Mandi benigno un raggio
A chi più affanna ed erra in suo viaggio.
Levate, umana gente,
Levate su le voglie
E i petti casti a questo re clemente
Che quale a lui si volga in fede accoglie.

Confronta le due redazioni e individua le varianti (grafico-interpuntive, sintattiche e lessicali). Seleziona quindi quelle più significative e analizzane gli effetti sul piano del senso. In particolare: 1) descrivi che cosa cambia tra le due redazioni; 2) spiega quale problema di chiarezza sintattica o di orientamento ideologico la variante sembra affrontare; 3) formula un’ipotesi interpretativa sulle ragioni della correzione