Il primo Carducci: le "Rime" di San Miniato (Ristori, 1857)
2.2 Le prime prove poetiche del giovane Carducci
Carducci inizia a scrivere poesie con notevole precocità (cfr. Tognarelli 2017, pp. 55-56). Il più antico componimento ad esserci giunto è il sonetto A Dio, composto a soli tredici anni nel maggio 1848 (ACC, Manoscritti, Poesie, 1.1; OEN I, p. 331); anche se – ed è il poeta stesso a ricordarlo – già nel 1846 aveva scrive «un’ottava burlesca in morte d’una civetta e certe terzine satiriche contro Maria Antonietta Gran Duchessa» (ACC, Manoscritti, Poesie, 1.9.01v), di cui oggi non rimane traccia nell’Archivio.
Tuttavia, questa precoce facilità di scrittura non corrisponde a una altrettanto rapida maturazione poetica: bisogna attendere almeno gli anni ’70 dell’Ottocento per incontrare l'avvio della grande poesia carducciana. Un ventennio dunque «di noviziato, di ricerche, di ripetuti assalti alla poesia» (De Robertis 1939, p. 95), fatto di tentativi spesso interrotti, di prove imitate dai classici o dai moderni, di sbocchi improvvisi e di ripiegamenti.
Le carte oggi conservate nell’Archivio Carducci (in particolare, nella busta 1 della sezione Manoscritti, serie Poesie) documentano la stratificazione di questo tirocinio, così come il tentativo di riunire in raccolte le sue prime poesie. Fatini (1939, pp. 121-128) e Torchio (2009, pp. 36-39) hanno già mostrato come le Rime del 1857 giungano dopo diversi tentativi autoriali, databili agli anni ’50, di progettazione e realizzazione (in forma manoscritta) di raccolte poetiche.
Di queste prime sillogi – mai approdate alle stampe – restano oggi diversi indizi all’interno di ACC: tracce labili che in alcuni casi però consentono di risalire (sebbene solo parzialmente) alle configurazioni originarie delle raccolte. Le organizzazioni in macrostrutture risultano numerose (cfr. Castellani 2007, pp. 225-226 e Tognarelli 2017, pp. 68-90), ma, nell’impossibilità di darne qui conto in maniera esaustiva, se ne propongono di seguito alcuni esempi significativi.
In ACC, Manoscritti, Poesie, 1.54 si conserva l’autografo dell’idillio La preghiera di una fanciulla, datato 2 gennaio 1852, che – come attestano alcuni appunti autografi vergati da Carducci sul verso della carta – avrebbe dovuto terminare una raccolta di 121 pagine intitolata Voce de l'Anima.
Secondo Fatini (pp. 121-122), questa sarebbe stata la prima vera raccolta di Carducci, concepita a Firenze nel dicembre 1850 – ma pronta solo nel novembre 1852 – e verosimilmente dedicata a Ferdinando Travaglini (un frammento della lettera prefatoria alla Voce de l’Anima, datata luglio 1852, si legge oggi in LEN I, pp. 13-14; il testo completo in ACC, Manoscritti, Minute di lettere, 63.137).
Del resto, scorrendo i fascicoli delle poesie, è possibile individuare almeno una silloge incompleta di odi, risalente al biennio 1851/1852: è quella attestata dalle 7 carte raccolte in ACC, Manoscritti, Poesie, 1.53 che trasmettono il testo di dieci componimenti, più i frammenti di altri tre. Anche se non sono numerate consecutivamente, le poesie risultano copiate sullo stesso supporto, con la medesima grafia e analoga intestazione («Ode», cui seguono il numero d’ordine e il titolo). Tali elementi materiali inducono a ipotizzare l’esistenza originaria di una raccolta organica: verosimilmente un quaderno successivamente smembrato dall’autore.
Le 12 carte conservate in ACC, Manoscritti, Poesie, 1.16 trasmettono poi la silloge Memorie e versi, pronta nell’aprile del 1853 e trascritta interamente dal fratello, Dante Carducci. La raccolta forse ferma allo stato di abbozzo si apre con una lettera di dedica a Enrico Nencioni – figura che per altro torna anche nelle Rime del ’57 – e continua con sei componimenti (in molti casi risalenti agli anni 1850-1852), cui si lega un apparato di note di vario genere. Come sottolineato da Torchio (2009, pp. 37-38), in essa il poeta «descrive il proprio entusiasmo per i più disparati poeti» (Anacreonte, Orazio, Petrarca, Dante, Tasso, Giusti, Prati, Pellico, Leopardi e Foscolo) cercando di stabilire «un legame tra varietà delle letture, varietà dei [...] sentimenti e varietà di ispirazione» poetica.
A differenza della Voce dell’anima, che risulta «una raccolta assai eterogenea, ibrida, figli di molti padri, fra loro molto diversi» (Tognarelli 2017, p. 82), Memorie e versi si presenta come un ‘libro di soglia’: il numero più contenuto di componimenti, la presenza di note di commento (come del resto ben indica il titolo: Memorie), il tono più composto e più agile è sigillo di una nuova – ancora da definire appieno – fase poetica.
Nella poesia del giovane Carducci, stilemi e ritmi altrui si alternano quindi senza un principio coerente, secondo il gusto e l’istinto del momento: una tendenza che in parte viene superata nelle Rime del ’57, dove però la tradizione classica risulta tutt’altro che pienamente assimilata (cfr. § 2.8). Siamo infatti ancora lontani dall’autonomia espressiva del Carducci maturo, che ha interiorizzato la tradizione, facendola parlare con una lingua nuova.


