Il primo Carducci: le "Rime" di San Miniato (Ristori, 1857)

2.7 La metrica

La tessitura metrica delle Rime riserva diverse sorprese (cfr. Torchio 2009, pp. 69-70). La prima sezione si caratterizza per una notevole ricchezza di schemi rimici, che tempera la monotonia della forma-sonetto. Nei venticinque componimenti si registrano infatti ben sedici configurazioni rimiche diverse, di cui dodici sono attestate una sola volta ciascuna all’interno delle Rime.

In particolare, ABBA ABBA CDC DCD ricorre sei volte (24% del totale), configurandosi come la soluzione dominante; segue ABAB ABAB CDC DCD, attestato quattro volte (16%). Più rare, ma comunque significative, sono le occorrenze di ABBA ABBA CDE CDE e ABBA ABBA CDE DCE, entrambe presenti due volte (8% ciascuna). Tutti gli altri schemi – che comprendono varianti nelle quartine e una notevole mobilità nelle terzine – compaiono una sola volta ciascuno e costituiscono complessivamente il 44% dei casi.

Se le quartine oscillano quasi esclusivamente tra le due soluzioni canoniche ABBA ABBA (15 occorrenze: 60%) e ABAB ABAB (7 occorrenze: 28%), è soprattutto nelle terzine che si concentra la sperimentazione, con un’ampia gamma di disposizioni (in ordine di frequenza, CDC DCD, CDE CDE, CDE DCE, CDE CED, CDE DEC, CDE ECD). Ne risulta un equilibrio significativo tra rispetto della tradizione e ricerca di modulazioni interne, che conferisce alla sezione dei Sonetti una fisionomia compatta, ma tutt’altro che ripetitiva.

 

I. A Giuseppe Chiarini ABAB ABBA CDC DCD
II. A Felice Tribolati avvocato ABAB ABAB CDE CDE
III. Per una giovinetta ABBA ABBA CDE DEC
IV. Ad essa giovinetta ABBA ABBA CDE DCE
V. Morte ed amore ABBA ABBA CDC DCD
VI. A Enrico Nencioni ABBA ABBA CDE CDE
VII. A Pietro Metastasio ABBA ABBA CDE DCE
VIII. A Carlo Goldoni ABBA ABBA CDE CED
IX. A Giuseppe Parini ABBA ABBA CDE ECD
X. Al sepolcro di Vittorio Alfieri ABBA ABBA CDE CDE
XI. A Vincenzio Monti ABBA ABBA CDC DCD
XII. A Giovanni Battista Niccolini ABBA ABBA CDE DCE
XIII. Al Conte Terenzio Mamiani della Rovere ABAB ABAB CDE CDE
XIV. Per la mia donna ABBA ABBA CDC DCD
XV. Alla sepoltura di un giovine ABAB ABAB CDC DCD
XVI. A una fanciulla ABBA ABBA CDC DCD
XVII. A un cavallo ABAB ABAB CDC DCD
XVIII. Nuovo amore ABAB BAAB CDE CED
XIX. Del mio amore e dell’amata ABBA ABBA CDC DCD
XX. Desiderio di quiete ABAB ABAB CDC DCD
XXI. Per una fanciulla ABAB ABAB CDE ECD
XXII. Ad essa fanciulla ABBA ABBA CDE DCE
XXIII. Sopra un fazzoletto ABAB ABAB CDC DCD
XXIV. Ai sepolcri dei grandi italiani in Santa Croce ABAB BABA CDE DEC
XXV. A me stesso ABBA ABBA CDC DCD

 

I Canti rappresentano il luogo di massima sperimentazione metrica. Nei tredici componimenti Carducci mette infatti in campo un repertorio estremamente ampio di forme liriche, che riflette la pluralità dei modelli assunti. Dal punto di vista tipologico, la sezione comprende sette odi, tre ballate, due canzoni (una libera e una regolare) e un carme in endecasillabi sciolti.

Le odi costituiscono il nucleo quantitativamente più consistente e si distribuiscono in due gruppi principali: da un lato le odi ‘classiche’ (le tre saffiche A Ottaviano Targioni Tozzetti avvocato, Alla Beata Diana Giuntini e Agl’italiani, e l’alcaica A Giulio Partenio), derivate dalla tradizione greco-latina mediata da Giovanni Fantoni; dall’altro le odi di ascendenza settecentesca (A una sposa, Agli amici commensali e A Febo Apollo, le ultime due riconducibili in particolare al modello di Ludovico Savioli, con la quartina a+bc+b).

A ciò si aggiungono due ballate profane (La bellezza ideale, Ultimo inganno) e una religiosa (Per la processione del Corpus-Domini), che recuperano schemi di ascendenza due-trecentesca (il modello è Franco Sacchetti, su cui si riverberano le lezioni successive di Angelo Poliziano, nel XV secolo, e di Terenzio Mamiani, coevo a Carducci), in polemica implicita con l’uso romantico del genere.

Completano il quadro due canzoni (Dante e A Enrico Pazzi scultore) e il poemetto finale in endecasillabi sciolti, Saggi di un canto alle Muse, articolato in tre frammenti.

Nel loro insieme, i Canti offrono così l’immagine di un laboratorio metrico ancora aperto, in cui Carducci sperimenta forme, ritmi e tradizioni destinate a trovare sviluppi più compiuti nella produzione successiva.

 

I. A Ottaviano Targioni Tozzetti avvocato ode saffica di 18 strofe ABBa5 (con endecasillabo rolliano)
II. A una sposa ode di 14 strofe abbc(c)A
III. Dante canzone libera di 9 stanze
IV. A Giulio Partenio ode alcaica di 21 stanze A+B+cc (con endecasillabo rolliano)
V. A Enrico Pazzi scultore canzone di 8 stanze aBC aBC CdEFEFDGG
VI. Agli amici commensali ode di 15 strofe a+bc+b (quartina savioliana)
VII. La bellezza ideale ballata minore di 13 stanze YZ AB AB BZ
VIII. Alla Beata Diana Giuntini ode saffica di 17 strofe ABAb5
IX. Ultimo inganno ballata mezzana di 11 strofe YZZ AB AB BZ
X. A Febo Apollo ode di 51 strofe a+bc+b (quartina savioliana)
XI. Per la processione del Corpus-Domini lauda (ballata) di 7 strofe zyZY AB AB BcC e replicazione zxZX
XII. Agl’italiani ode saffica di 42 strofe ABBa5
XIII. Saggi di un canto alle Muse tre frammenti di carme in endecasillabi sciolti