Il primo Carducci: le "Rime" di San Miniato (Ristori, 1857)

3.2 Vivere il libro: come sono costruite le Rime

L’edizione presenta una struttura chiaramente articolata, che rivela un progetto consapevole di organizzazione del materiale poetico. La raccolta comprende 38 componimenti, suddivisi in due sezioni distinte e numerate separatamente: Sonetti (25) e Canti (13, l’ultimo dei quali, Saggi di un canto alle Muse, è diviso in tre parti o Saggi). La bipartizione risponde anzitutto a un criterio metrico-formale, che distingue la forma breve e chiusa del sonetto da quella più ampia e complessa del canto, ma assume anche un preciso valore ideologico.

 

I. A Giuseppe Chiarini I. A Ottaviano Targioni Tozzetti avvocato
II. A Felice Tribolati avvocato II. A una sposa
III. Per una giovinetta III. Dante
IV. Ad essa giovinetta IV. A Giulio Partenio
V. Morte ed amore V. A Enrico Pazzi scultore
VI. A Enrico Nencioni VI. Agli amici commensali
VII. A Pietro Metastasio VII. La bellezza ideale
VIII. A Carlo Goldoni VIII. Alla Beata Diana Giuntini
IX. A Giuseppe Parini IX. Ultimo inganno
X. Al sepolcro di Vittorio Alfieri X. A Febo Apollo
XI. A Vincenzio Monti XI. Per la processione del Corpus-Domini
XII. A Giovanni Battista Niccolini XII. Agl’italiani
XIII. Al Conte Terenzio Mamiani della Rovere XIII. Saggi di un canto alle Muse
XIV. Per la mia donna  
XV. Alla sepoltura di un giovine  
XVI. A una fanciulla  
XVII. A un cavallo  
XVIII. Nuovo amore  
XIX. Del mio amore e dell’amata  
XX. Desiderio di quiete  
XXI. Per una fanciulla  
XXII. Ad essa fanciulla  
XXIII. Sopra un fazzoletto  
XXIV. Ai sepolcri dei grandi italiani in Santa Croce  
XXV. A me stesso  

 

La sezione dei Sonetti, che apre il volume, costituisce l’ossatura portante del libro. Non si tratta di una semplice successione di testi, ma di una sequenza costruita secondo una progressione riconoscibile. Il sonetto iniziale, A Giuseppe Chiarini, svolge una funzione esplicitamente proemiale: il poeta definisce il proprio apprendistato, dichiara la fedeltà alla tradizione classica e annuncia l’aspirazione a un canto futuro più saldo e autorevole. Lungo la sezione si intrecciano quindi due grandi nuclei tematici (come dichiarato nel secondo sonetto A Felice Tribolati avvocato), quello amoroso e quello civile-patriottico, che si alternano e si richiamano a vicenda, fino a confluire nel sonetto conclusivo, A me stesso, in cui la poesia amorosa viene subordinata alla causa della patria. La sezione dei Sonetti disegna così una vera e propria parabola ideologica, che va dall’autodefinizione iniziale a una scelta finale di impegno civile.

Diversa è la fisionomia dei Canti, che occupano una posizione più mobile e sperimentale all’interno della raccolta. Pur presentando alcuni elementi di continuità con i Sonetti, questa sezione non segue un disegno unitario altrettanto compatto, ma raccoglie testi eterogenei per metro, argomento e destinatari. Accanto a componimenti di carattere civile e polemico, trovano spazio testi di argomento amoroso, religioso, simposiaco e metapoetico. I Canti mostrano così un laboratorio ancora aperto, in cui Carducci mette alla prova forme, registri e modelli diversi, destinati a sviluppi più compiuti nelle opere successive.

Vivere le Rime significa dunque leggere il volume come un sistema organizzato, in cui ordine e varietà, disciplina formale e ricerca, convivono all’interno di un progetto unitario.