Il primo Carducci: le "Rime" di San Miniato (Ristori, 1857)

3.6 Mettere alla prova la forma: metrica e strutture rimiche

Nelle Rime di San Miniato, la metrica non è un elemento secondario, ma uno degli strumenti principali attraverso cui Carducci mette alla prova il proprio apprendistato poetico. Anche quando utilizza forme tradizionali, il poeta non si limita a ripeterle meccanicamente, ma le sperimenta, le varia e le combina in modi diversi, per verificarne le possibilità espressive.

La sezione dei Sonetti, pur fondata su una forma chiusa e molto codificata, non risulta affatto monotona. Carducci utilizza schemi di rime diversi, alternando soluzioni più tradizionali ad altre meno comuni. In questo modo, all’interno di una struttura riconoscibile, introduce varietà e movimento, soprattutto nella parte finale del sonetto.

 

I. A Giuseppe Chiarini ABAB ABBA CDC DCD
II. A Felice Tribolati avvocato ABAB ABAB CDE CDE
III. Per una giovinetta ABBA ABBA CDE DEC
IV. Ad essa giovinetta ABBA ABBA CDE DCE
V. Morte ed amore ABBA ABBA CDC DCD
VI. A Enrico Nencioni ABBA ABBA CDE CDE
VII. A Pietro Metastasio ABBA ABBA CDE DCE
VIII. A Carlo Goldoni ABBA ABBA CDE CED
IX. A Giuseppe Parini ABBA ABBA CDE ECD
X. Al sepolcro di Vittorio Alfieri ABBA ABBA CDE CDE
XI. A Vincenzio Monti ABBA ABBA CDC DCD
XII. A Giovanni Battista Niccolini ABBA ABBA CDE DCE
XIII. Al Conte Terenzio Mamiani della Rovere ABAB ABAB CDE CDE
XIV. Per la mia donna ABBA ABBA CDC DCD
XV. Alla sepoltura di un giovine ABAB ABAB CDC DCD
XVI. A una fanciulla ABBA ABBA CDC DCD
XVII. A un cavallo ABAB ABAB CDC DCD
XVIII. Nuovo amore ABAB BAAB CDE CED
XIX. Del mio amore e dell’amata ABBA ABBA CDC DCD
XX. Desiderio di quiete ABAB ABAB CDC DCD
XXI. Per una fanciulla ABAB ABAB CDE ECD
XXII. Ad essa fanciulla ABBA ABBA CDE DCE
XXIII. Sopra un fazzoletto ABAB ABAB CDC DCD
XXIV. Ai sepolcri dei grandi italiani in Santa Croce ABAB BABA CDE DEC
XXV. A me stesso ABBA ABBA CDC DCD

 

La sperimentazione è ancora più evidente nella sezione dei Canti. Qui Carducci si confronta con un’ampia gamma di forme metriche, ispirate a tradizioni diverse: classica, medievale, rinascimentale e settecentesca. Accanto a odi, ballate e canzoni, compaiono testi di struttura più libera, che mostrano il desiderio di mettere alla prova la forma della lirica tradizionale.

I Canti possono essere letti come un vero e proprio laboratorio metrico. Carducci prova forme diverse, ne studia il funzionamento e ne testa le possibilità espressive, senza cercare ancora una sintesi definitiva.

 

I. A Ottaviano Targioni Tozzetti avvocato ode saffica di 18 strofe ABBa5 (con endecasillabo rolliano)
II. A una sposa ode di 14 strofe abbc(c)A
III. Dante canzone libera di 9 stanze
IV. A Giulio Partenio ode alcaica di 21 stanze A+B+cc (con endecasillabo rolliano)
V. A Enrico Pazzi scultore canzone di 8 stanze aBC aBC CdEFEFDGG
VI. Agli amici commensali ode di 15 strofe a+bc+b (quartina savioliana)
VII. La bellezza ideale ballata minore di 13 stanze YZ AB AB BZ
VIII. Alla Beata Diana Giuntini ode saffica di 17 strofe ABAb5
IX. Ultimo inganno ballata mezzana di 11 strofe YZZ AB AB BZ
X. A Febo Apollo ode di 51 strofe a+bc+b (quartina savioliana)
XI. Per la processione del Corpus-Domini lauda (ballata) di 7 strofe zyZY AB AB BcC e replicazione zxZX
XII. Agl’italiani ode saffica di 42 strofe ABBa5
XIII. Saggi di un canto alle Muse tre frammenti di carme in endecasillabi sciolti

 

Nel complesso, la metrica delle Rime mostra un autore che considera la forma come un valore essenziale della poesia. Scrivere versi significa, per il giovane Carducci, misurarsi con regole precise, di cui considera bene i limiti, nella convinzione che solo attraverso il controllo formale sia possibile costruire una poesia solida e duratura.